Monica Giarrè

Monica Giarrè nasce a Tosi (FI) dove trascorre l’ infanzia e l’adolescenza. A Firenze, dopo aver compiuto studi ad indirizzo artistico e musicale, prosegue  la sua formazione, avvertendo l’esigenza di perfezionare ed evolvere uno stile che le permetta di esprimersi con un linguaggio rispondente ed incisivo. La prima fase pittorica rivela un prorompente impulso creativo: è come la fuoriuscita di una energia troppo a lungo contenuta che finalmente  esplode scaturendo in vibranti e luminose cromie . Attinge ispirazione dal territorio in cui è nata ed al quale è profondamente legata. Della natura ama dipingere i fiori: attenendosi inizialmente ad un figurativo tradizionale, Monica Giarrè rispetta le forme, al tempo stesso si  avvale di uno stile gioioso ed espressionista che mostra tutta la sua tensione verso una resa istintiva, libera ed emozionale. Da subito si riconosce un raffinato senso estetico che verrà mantenuto anche quando, dopo una continua ed incessante sperimentazione, passerà, attraverso una fase intermedia, dai paesaggi alle nature morte. Avvicendando ai pennelli le spatole, abbandonerà l’aspetto più materico, ma non trascurerà il disegno delineando sempre più gli spazi con precise campiture. Nel continuare a svelare il suo mondo pittorico Monica Giarrè prosegue dunque nell’evoluzione di un linguaggio che si fa più essenziale;  risentendo di influssi cubisti, in particolare della pittura di Braque, la pittrice arriva a creare forme geometriche semplici, sottopone la tela ad una scomposizione, la seziona  e ricompone in una sorta di gioco-studio fino ad ottenere la perfetta riuscita degli incastri. Come i cubisti, non perde mai la riconoscibilità dell’oggetto, semmai, consapevole della finitezza delle cose, tende a  ridurne la presenza concentrando la sua attenzione sulla figura femminile che pone al centro del suo mondo in un intento di “narrazione” autobiografica ed intimista.  I colori vedono insiemi sempre più decisi dalle variazioni timbriche e tonali forti e contrastanti: i bianchi risaltano sullo sfondo nero; il verde, il blù, l’amaranto e l’oro vengono accostati in maniera armonica ed elegante.

Nell’ultima fase i contenuti appartengono sempre più alla sfera spirituale ed affettiva. Si definisce così il passaggio dalla vanità seppur attraente della forma ad uno spazio puro in cui ritratto psicologico, sentimenti e sensibilità hanno una parte preminente; in questo transito tra l’effimero e la dimensione interiore dell’essere, vengono a collocarsi le tenere figure del cane e del gatto  così care alla pittrice e degli angeli,  preziose presenze sulle  tele.

Monica Giarrè è pervenuta nell’arco di un lungo percorso di trasformazione ad una forma pittorica di grande forza espressiva ed emozionale, dotata ormai di uno stile riconoscibile   riesce a trasmettere la sua visione dell’ Arte intesa come sintesi di pensiero e ricerca, di astrazione e figurazione, di raffinatezza e luminosità.  Vive e lavora a Firenze

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